Mauro Rosati - Segretario Generale Qualivita
La Fondazione Qualivita nasce a Siena nel 2002.
Costituitasi per volontà della Regione Toscana,
dell'Amministrazione Provinciale, del Comune e della Camera di
Commercio di Siena, sotto il patrocinio del Ministero delle
Politiche Agricole Alimentari e Forestali e il sostegno della
Fondazione Monte dei Paschi di Siena presenta uno status giuridico
non a scopo di lucro. La fondazione è oggi presieduta da Paolo De
Castro e vanta un prestigioso comitato scientifico. Sensibile alla
difesa e alla diffusione della cultura rurale e in particolar modo
quella legata alle produzioni agroalimentari di qualità, Qualivita
risulta essere il tessuto connettivo di tutti gli attori che
gravitano intorno al comparto agroalimentare, portando avanti
progetti che hanno l'obiettivo di fare sistema attorno alle
produzioni agroalimentari in particolar modo alle DOP, IGP
e STG. La fondazione svolge inoltre un ruolo di
interlocutrice con le varie regioni d'Europa in merito a politiche
riguardanti i territori e i prodotti e si rivolge ai consumatori
d'Europa attraverso iniziative di divulgazione e approfondimento a
carattere tecnico, scientifico e culturale. Fare cultura, innovare,
promuovere la comunicazione, sostenere la ricerca, esercitare
azioni di lobby e credere nell'EXPO 2015 sono le linee guida della
Fondazione Qualivita.
Made in Italy, sempre? Quanto influisce l'origine sulla
qualità?
I prodotti Made in Italy rappresentano sicuramente il vanto
della nostra cucina, molti anche gli chef stranieri che usano e
ricercano le nostre specialità per le loro preparazioni, ma non
possiamo non guardarci intorno. La dieta mediterranea, che non è
solo italiana, ma riunisce le abitudini alimentari di tutti quei
Paesi che si affacciano sul Mediterraneo, ci ricorda che esistono
tanti altri prodotti che per storia, tradizione, gusto, valori
nutritivi e mille altre peculiarità non possono non essere presi in
considerazione. I Paesi che, come il nostro, hanno deciso di
scommettere sui prodotti di qualità, di valorizzare il territorio e
la cultura della popolazione di appartenenza, dovrebbero, in questo
momento, trovare il sostegno da parte dei ristoratori. Il punto non
è privilegiare tanto i prodotti italiani in sé e per sé, quanto
prediligere e scegliere prodotti di qualità. Molti prodotti
italiani sono di qualità ma non lo sono tutti, così come non tutti
i prodotti provenienti dall'estero sono di scarsa qualità.
Cosa si intende per cibo di qualità?
Per riconoscere e orientarsi verso una scelta consapevole di
cibo di qualità, possiamo definire le principali caratteristiche
che il cibo stesso dovrebbe possedere.
•Edibilità: rappresenta la commestibilità di ogni alimento - sia
esso singolo o inteso come preparazione di più ingredienti - in
modo che possa essere consumato senza mettere a rischio in alcun
modo la salute dei consumatori.
•Qualità: intesa come l'insieme di quelle caratteristiche
distintive di un prodotto che ne connotano la sua originalità in
termini di gusto, sapore e che provengono dal connubio territorio,
capacità umane e tradizione. I prodotti che hanno una
certificazione DOP-IGP sicuramente rappresentano questo concetto di
qualità che deve per forza comprendere anche la tipologia di
agricoltura da cui "nasce" un prodotto, il benessere animale,
l'impatto ambientale; tutte quelle componenti che non si
riscontrano in prima battuta sul cibo ma fanno parte integrante del
suo ciclo di vita.
•Origine: ovvero il territorio di produzione, un elemento che
deve avere un legame indissolubile con il prodotto stesso e deve
essere sinonimo di garanzia. La provenienza è sicuramente uno dei
valori estrinseci più importanti legati ad un alimento.
•Trasparenza: è uno dei valori oggi più richiesti dal
consumatore. Informazioni veritiere, chiare e semplici devono
accompagnare sempre il prodotto, attraverso le etichette o la
divulgazione di chi lo propone. In sintesi c'è bisogno di cibi
E.Q.O.T.
Come possono essere controllate e garantite qualità e
sicurezza dei cibi?
Il ruolo del ristoratore nel garantire qualità e sicurezza degli
ingredienti è fondamentale in quanto deve essere in grado sia di
acquistare materie prime idonee dai fornitori sia di osservare
tutti i criteri igienici nella preparazione delle pietanze. Sono
tanti i passaggi e le fasi a cui è sottoposto un alimento prima di
arrivare al consumo, ognuna delle quali può mettere a rischio
l'integrità salutistica. Un rigido sistema di controlli e di
standard di sicurezza per tutta la filiera produttiva è una
condizione minima e necessaria. E' grazie ai tanti controlli che
avvengono in tutti i passaggi della filiera produttiva - dalla
produzione sul campo alla trasformazione in azienda, fino ad
arrivare alla distribuzione - che si può garantire una maggiore
qualità degli alimenti. Questa tracciabilità che avviene dal campo
alla tavola è la chiave per garantire sicurezza per tutti i
soggetti della filiera agroalimentare, dai produttori ai fornitori,
dai ristoratori ai consumatori finali. La certificazione è un
vantaggio competitivo differenziante che deve valorizzare, il più
possibile, il prodotto, diversificandolo da quelli similari, sia in
funzione delle caratteristiche che del processo produttivo
necessario ad ottenerlo.
I prodotti certificati come, ad esempio, quelli
contraddistinti dal marchio DOP sono migliori di
altri?
I prodotti che hanno una certificazione DOP-IGP sicuramente
rappresentano il concetto di qualità che deve per forza comprendere
anche la tipologia di agricoltura da cui "nasce" un prodotto, il
benessere animale, l'impatto ambientale; tutte quelle componenti
che non si riscontrano in prima battuta sul cibo ma fanno parte
integrante del suo ciclo di vita. In materia di tracciabilità i
prodotti a marchio DOP e IGP sono una garanzia, dal momento che
ogni procedimento di lavorazione è identificabile e rintracciabile
da parte del consumatore.
Quanto sono efficaci le normative comunitarie e
nazionali in materia di tutela della qualità dei prodotti
alimentari?
Le normative sono sempre efficaci. L' Europa, ma soprattutto
l'Italia, hanno una legislazione all'avanguardia e moltissimi enti,
forse troppi, preposti alla tutela della salute dei consumatori,
attraverso il controllo della salubrità degli alimenti. Il punto su
cui riflettere è se realmente vengono applicate queste normative e
se esiste una cultura aziendale evoluta che si preoccupi in prima
istanza del consumatore finale. Se guardiamo il problema da questo
punto di vista, possiamo dire che il bicchiere è mezzo pieno e
mezzo vuoto. Un esempio: la Germania era un a Paese giudicato
estremamente scrupoloso relativamente ai controlli di qualità, ma è
bastato l'inganno di un'azienda per mettere in crisi tutto un
sistema. Bisogna sempre lavorare su due binari paralleli;
aggiornare la legislazione e le strutture dedite ai controlli e
promuovere una cultura aziendale attenta e consapevole tesa alla
salvaguardia del consumatore, solo cosi potrà funzionare.
Come può un consumatore capire se un prodotto è di
qualità?
A volte risulta difficile definire la qualità. Troppo spesso,
infatti, viene associata a così tante caratteristiche del prodotto
(valore nutrizionale, gusto, prezzo, ecc.) che il consumatore non
riesce più a distinguere ciò che può essere definito "un cibo di
qualità". Per fortuna ci vengono in aiuto i prodotti a
denominazione d'origine protetta (DOP) e a indicazione geografica
protetta (IGP), che, negli ultimi anni, si sono diffusi ed evoluti
diventando un sinonimo di garanzia per milioni di persone in tutta
Europa. Queste eccellenze gastronomiche rappresentano per molti
aspetti la memoria della tradizione e anche il rispetto per il
lavoro dell'uomo, dell'ambiente e del benessere animale. Proprio
l'agricoltura, concepita secondo i parametri riconosciuti ed
approvati dalla UE, si inserisce in un'ottica di tutela del
benessere animale, della sostenibilità ambientale e della sicurezza
alimentare ed i prodotti di qualità che ne derivano portano sulle
tavole le loro peculiarità uniche e distintive, frutto
dell'interazione fra sapere e cultura dell'uomo e caratteristiche
del territorio di produzione. Non esistono confini, né geografici
né culturali, per questi prodotti che viaggiano anche oltre oceano,
per poi arrivare sulle tavole dei ristoranti di tutto il mondo.
Pensiamo al re dei formaggi, il Parmigiano-Reggiano DOP, che viene
ricercato e impiegato sia dagli chef dei ristoranti stellati sia
nelle cucine dei ristoranti di periferia.
Come può il ristoratore contribuire all'educazione sulla
qualità dei cibi?
Probabilmente la trasparenza sulle informazioni nel mondo
dell'alimentazione è ancora uno dei punti deboli del sistema. Le
notizie che spesso arrivano al consumatore sul prodotto, a volte
creano più confusione che chiarezza. Non serve quindi solo
migliorare i messaggi del contenuto informativo, l'etichetta, la
divulgazione - gli acronimi DOP e IGP riuniscono in sé già tutto
questo e il consumatore comincia ad abituarsi al loro messaggio
indiretto- ma per tutti gli altri prodotti serve più chiarezza.
Determinante, nel caso della ristorazione, è il ruolo di chi
propone i piatti al cliente, che deve sapersi porre come tramite
per facilitare la comprensione e saper creare il giusto "feeling"
con il prodotto che si suggerisce al cliente. D'altra parte quando,
invece, consumiamo un pasto fuori casa, la nostra fiducia si
incentra sulle parole del ristoratore. In questo caso è elevato il
rischio di imbattersi nella disinformazione, volente o nolente.
Infatti nel mondo della ristorazione è più facile il verificarsi di
casi dove le indicazioni relative al prodotto - dal metodo di
produzione alle caratteristiche nutrizionali - sono riportate in
modo incompleto o errato. Un buon cibo, per questi motivi, deve
possedere (soprattutto grazie all'opera di chi lo produce) una
propria capacità di divulgarsi, di essere chiaro e trasparente
sotto gli occhi di chi lo consuma. In sintesi E.Q.O.T.
Come si concilia la necessità di offrire prodotti a un
prezzo accessibile con la tutela della qualità?
Innanzi tutto bisogna abituare la gente a mangiare di meno. Ma
molto di meno. In questo modo già potremmo dare una risposta. Non
solo mangiare di meno tutti, ma anche meno disponibilità di
prodotti. Ogni supermercato conta circa 50.000 referenze
alimentari; con circa 500 si potrebbe tranquillamente soddisfare
l'alimentazione di tutti. L 'eccesso di produzione sia in termini
di quantità che di occorrenze, si ribalta direttamente nel prezzo.
Seguendo questa strada ci sarebbe sicuramente un risparmio per
tutti, ma soprattutto qualità per tutti.
Gli articoli postati riportano le opinioni dei soggetti
intervistati che McDonald's/Coop si è limitata a riprendere al fine
di fornire più opinioni su un determinato tema d'attualità. La
medesima declina altresì ogni e qualsiasi responsabilità in merito
all'inesattezza o non correttezza delle informazioni ivi
riportate.
.
Torna all'articolo