Italo Farnetani

Intervista al Dott. Italo Farnetani su "giochi nelle offerte alimentari per bambini"


Pediatra di fama internazionale, Professore dell'Università Bicocca di Milano, giornalista, collabora con Corriere della Sera, Oggi, OK La salute prima di tutto, Insieme. È autore di 4000 articoli, diciotto libri, alcuni dei quali tradotti in spagnolo e inglese. Dal 1980 è membro della Società Italiana di Pediatria. Ha ricevuto vari riconoscimenti e onorificenze sia dalla Repubblica Italiana (è Grande Ufficiale dell' Ordine al Merito della Repubblica) sia da Stati esteri in particolare un diploma di benemerenza con medaglia d'oro dal Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana.

1) Le autorità di San Francisco hanno recentemente vietato di proporre gratuitamente giochi ai bambini insieme ad un'offerta food che sia al di sopra delle calorie giornaliere consigliate. Cosa ne pensa?

L'alimentazione deve rappresentare per il bambino un momento gioioso. La presenza di un gioco all'interno dell'offerta alimentare contribuisce a renderlo tale.
Sono contrario a divieti di questo tipo e credo che la responsabilità delle scelte debba rimanere del genitori.
In generale trovo fuori luogo la demonizzazione dei fast-food e dell'offerta che propongono: si tratta di luoghi di aggregazione per i giovani, di condivisione per le famiglie, di gioia e stimolo soprattutto per i più piccoli. Rispetto all'offerta alimentare, non servono divieti, a incidere sono gli stili di vita: mangiare ogni giorno al fast food fa male quanto mangiare ogni giorno un qualsiasi altro alimento. La dieta deve necessariamente essere sempre diversa e bilanciata, accompagnata da uno stile di vita attivo. L'obesità si combatte in questo modo, non  solo, le diete non bastano: meglio consumare di più che introdurre di meno.

2) Quanto può un gioco orientare la scelta di un bambino nell'alimentazione?

Il gioco può certamente orientare la scelta di un bambino, ma non può in nessun caso prescindere dalla decisione e dal messaggio che l'adulto, il genitore rivolge al bambino. L'educazione alimentare del bambino è responsabilità del genitore; scuola e ristorazione possono contribuire, sostenere la famiglia, ma non possono sostituirla.

Rispetto ai giochi, credo interessante inoltre aggiungere che il bambino non associa il gioco all'azienda - brand che lo vende, quanto piuttosto al genitore che lo acquista. Con questo si dimostra che l'affetto e la gratitudine del bambino, che ottiene il gioco, non va alla marca che lo vende, ma al genitore che lo compra.

3)  Quale dovrebbe essere l'atteggiamento del genitore nell'orientare il bambino nella scelta?

"Cresce sano chi mangia libero" , questa è la filosofia giusta per guardare all'alimentazione di bambini e adolescenti. Una filosofia che riesce a mettere tutti d'accordo.
Iniziamo dai bambini: si sa che, se sono circondati dai cibi più graditi, disponibili in abbondanza e lasciati liberi di prendere quello che vogliono, anche se mangiano di più a un pasto, si limiteranno al successivo, ma alla fine della giornata, avranno introdotto la quantità giusta (né più né meno) di calorie; perciò, visto che sanno regolarsi da soli, non insistiamo a farli mangiare quando sono più svogliati a tavola, ma l'unica cosa di cui i genitori devono preoccuparsi è di preparare i cibi che piacciono ai bambini, evitare i meno graditi e, soprattutto cucinarli con cura, mai in modo affrettato o trascurato. Bambini e adolescenti, come gli adulti, sono buongustai, perciò non amano i piatti da "ospedale", come la paillard o la minestrina in brodo, mentre gradiscono la pizza, che, oltretutto, è un ottimo piatto unico, la pastasciutta condita con l'olio e vanno matti per le patate fritte, che, contrariamente a quanto si crede, non solo non fanno male, ma sono un ottimo alimento, tanto da essere consigliate anche in alcune malattie.

4) La varietà è alla base di qualsiasi dieta bilanciata. I bambini spesso privilegiano cibi di un certo tipo (ricchi in calorie, grassi e sodio) a discapito della "varietà" che spesso è rappresentata da frutta e verdura. Secondo lei quali sono le difficoltà pratiche che si incontrano nell'insegnare ai bambini il "mangiar sano"?

Sono dell'idea che il genitore deve far mangiare al bambino ciò che al bambino piace, senza forzarlo e preservando l'elemento gioioso e di gratificazione. Compito del genitore è cercare di garantire il principio della varietà e dell'equilibrio tra gli alimenti, con un'attenzione particolare alla loro preparazione, dove è utile tenere presente alcuni semplici requisiti dei cibi, quali:
-    dimensione piccola e consistenza morbida del cibo. Il bambino non ama masticare (ma è importante che impari a farlo bene. É appurato che i bambini masticano troppo poco tutto il cibo) e per questo predilige ad esempio la pasta corta, rispetto a quella lunga, le polpette rispetto ad altre forme etc.
-    riconoscibilità del cibo. I bambini amano i piatti non elaborati, dove ciascun ingrediente è facilmente riconoscibile. Sono un esempio la pasta con il pomodoro, ma anche la coscia del pollo arrosto. Per questo motivo non vanno mai preparati piatti troppo elaborati o pasticciati in cui le varie componenti sono mischiate fra loro.
Non è neppure vero che ai bambini non piacciano le verdure: prima di tutto ce n'è sempre un tipo di solito gradito e sta ai genitori scoprirlo. Il bambino vuole sempre riconoscere ciò che mangia, perché non ha ancora la possibilità di eseguire operazioni mentali complesse di poter immaginare che per esempio una zucchina viene tagliuzzata in tanti pezzettini, che mischiati ad altri diventano uno sformato. Per questo vuole riconoscere ciò che mangia, allora sono graditi  piselli, zucchine tagliate a fettine, insalata a foglie, anche se tagliata in pezzi grandi, oppure pomodori a pezzi. Lo stesso discorso vale anche per le patate (vanno bene anche quelle fritte). Stessa logica nella scelta della frutta, piacciono i mandarini perché ogni spicchio ha una forma ben precisa, lo stesso vale per le banane, gli spicchi di mela o pera, l'uva. Per questo la verdura fritta o con salse non è mai ben accetta perché il bambino non capisce esattamente cosa stia mangiando in quanto il cibo risulta "nascosto".

5) Secondo lei chi dovrebbe insegnare ai bambini i principi del mangiar sano e soprattutto quali sono questi principi?

Come detto, sono i genitori a dover svolgere questo ruolo, ma senza divieti e senza imposizioni.
É utile ricordare che il bambino inizia ad apprezzare i cibi che piacciono alla mamma già durante la gravidanza, imparando a riconoscerne il sapore. In seguito anche se alcuni cibi assunti dalla mamma possono alterare il sapore del latte, i bambini quasi mai ne vengono influenzati tanto da rifiutare il seno: è per questo che oggi, rispetto al passato, si consiglia alla mamma una dieta libera. Questo porta naturalmente il bambino ad apprezzare maggiormente i gusti della tradizione e della famiglia e a sviluppare proprio partendo da queste radici le sue preferenze alimentari.

6) Qualcuno è del parere che i ristoratori e le aziende alimentari dovrebbero fare attenzione al contenuto dei messaggi pubblicitari diffusi, poiché dovrebbero sostenere l'educazione dei genitori. Lei che ne pensa?

La pubblicità suscita curiosità nel bambino, ma non incide nelle scelte alimentari. Fino ai 5 anni il bambino copia quanto sente dire, fino ai 10 anni anche ciò che vede, ma solo a partire dai 12 valuta anche i contenuti di quanto sente e vede e quindi orienta le sue scelte.

7) Mettere a disposizione dei genitori, o degli avventori in generale, informazioni esaustive sulle proprietà nutrizionali dei cibi può aiutare i genitori a guidare le scelte alimentari dei propri bambini?

Le informazioni nutrizionali rappresentano dal mio punto di vista un contributo marginale alle famiglie. Il ristorante è un luogo di divertimento e di aggregazione, dove la famiglia si rilassa e vive un momento piacevole. Non credo sia il luogo deputato a informare e a fare educazione, ma può svolgere un ruolo di "facilitatore", promuovendo messaggi semplici e facilmente decifrabili sulla corretta alimentazione.

Le faccio un esempio, legato alla mia professione di pediatra. A una mamma non dico "suo figlio deve assumere più calcio", ma le fornisco indicazioni facilmente comprensibili e pratiche, come ad esempio "un etto di parmigiano al giorno, fornisce al bambino tutto il calcio di cui necessita". Tra l'altro il parmigiano piace molto ai bambini, contiene calcio e non danneggia i denti.

Nello stesso modo, trasferisco il messaggio che una corretta alimentazione non si fa con il "bilancino", ma con la rotazione settimanale di tutti i principali alimenti.

8) Può eventualmente anche la scuola essere tramite per informare nella scelta consapevole?

Le scuole, insieme alle istituzioni, devono farsi promotrici dell'educazione alla salute delle famiglie, che comprende anche l'educazione a una sana alimentazione. Questo deve avvenire sempre in sinergia con le famiglie, trasferendo approcci e messaggi coerenti e condivisi. Prevenzione, promozione di uno stile attivo, rispetto delle cucine tradizionali sono elementi che dovrebbero rientrare in un progetto educativo comune.

Le mense scolastiche devono garantire qualità dei cibi e giusti valori nutrizionali, dovrebbero privilegiare piatti appetitosi e legati alla tradizionale locale, in coerenza appunto con la cucina proposta dalle famiglie in casa.

Sempre nelle scuole sarebbe auspicabile l'inserimento all'interno dei distributori automatici, spesso presenti negli spazi ricreativi di proposte di frutta e verdura.

9) Crede ci siano altri strumenti utili che una realtà della ristorazione può mettere a punto per supportare il genitore nell'educazione al "mangiar sano"?

Le informazioni nutrizionali, come detto, rappresentano dal mio punto di vista un contributo marginale. Per dare un reale supporto alle famiglie, i ristoranti dovrebbero mettere a disposizione le ricette dei loro piatti, per poter continuare l'esperienza di divertimento e piacevolezza, propria del ristorante, anche a casa.
Imparare a cucinare in famiglia è uno strumento ideale per crescere ed educare il bambino a una sana alimentazione. Difficilmente il bambino che cucina con la mamma, che impara a conoscere le ricette e la loro origine, divorerà i cibi.

10) La pubblicità può influenzare le scelte alimentari di un minore?

Come detto, non ritengo che la pubblicità possa realmente orientare le scelte alimentari di un bambino. In generale i bambini vedono e conoscono la pubblicità delle merendine, ma la loro scelta non si orienta verso le merendine, se la proposta dei genitori è diversa. Voglio dire, se il genitore prepara al bambino un panino, una schiacciatina per l'intervallo a scuola, difficilmente il bambino insisterà per avere una merendina in sostituzione. Anche perché il bambino non accetta facilmente le novità, infatti può essere a tutti gli effetti definito un conservatore.



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