Anna Maria Ajello

Intervista alla Dott.ssa Anna Maria Ajello su "giochi nelle offerte alimentari per bambini"


Professore ordinario di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione all'Università La Sapienza di Roma. Conduce ricerche in relazione all'acquisizione di conoscenza a scuola e ha approfondito le questioni della valutazione in contesti di apprendimento e organizzativi. E' stato membro della Commissione nazionale per la riforma dei curricoli primaria e secondari di primo grado. Collabora con l' Assessorato alla scuola della Provincia Autonoma di Trento e con il relativo istituto per la ricerca educativa (IPRASE) di cui è membro del comitato scientifico, per la valutazione dei dirigenti scolastici e per attività di ricerca ad essa collegate

1) Le autorità di San Francisco hanno recentemente vietato di proporre gratuitamente giochi ai bambini insieme ad un'offerta food che sia al di sopra delle calorie giornaliere consigliate. Cosa ne pensa?

Un intervento molto pesante soprattutto se consideriamo il Paese in cui avviene gli USA dove tutte le leggi sono valutate anche dal punto di vista dell'invasività dello Stato rispetto alla libertà del singolo. Ciò indica che in quella nazione si è piuttosto allarmati dalle questioni alimentari - l'obesità infantile è al centro di molti programmi di ricerca - tanto da sorvolare su un intervento invasivo. Al positivo si può leggere come un'alleanza di adulti per orientare positivamente il futuro della nazione.

2) Quanto può un gioco orientare la scelta di un bambino nell'alimentazione?

I giochi orientano fortemente le scelte alimentari, ma lo farebbero ancora di più se gli adulti non provvedessero a mitigarne l'influenza mediante la proposta di altri cibi; purtroppo non sempre ci riescono e talora la petulanza della richiesta dei bambini e /o la condizione pubblica in cui ci si può trovare consigliano di cedere alle richieste per evitare scene peggiori.

3) Quale dovrebbe essere l'atteggiamento del genitore nell'orientare il bambino nella scelta?

In generale il genitore motiva la ragione delle scelte alimentari, ma la loro comprensione o condivisione da parte dei bambini dipende molto dalla loro età, perché non sempre sono in grado di capire le ragioni. In questi casi è opportuno non rendere partecipi i bambini al momento degli acquisti o evitare i banchi dei supermercati che vendono i prodotti che fanno loro male. E' un discorso che riguarda i principi perché le difficoltà organizzative delle madri sono tali che non sempre riescono anche a gestire in tal modo la loro quotidianità. C'è infine il problema dei pari la cui frequentazione fa sì che i figli lamentino i diversi trattamenti di altri genitori. Sarebbe opportuno che qualche regola alimentare fosse condivisa fra i genitori di amici comuni.

4) La varietà è alla base di qualsiasi dieta bilanciata. I bambini spesso privilegiano cibi di un certo tipo (ricchi in calorie, grassi e sodio) a discapito della "varietà" che spesso è rappresentata da frutta e verdura. Secondo lei quali sono le difficoltà pratiche che si incontrano nell'insegnare ai bambini il "mangiar sano"?

Il problema della varietà dei cibi riguarda non solo i bambini ma anche gli adolescenti e gli adulti anche se per ragioni molto diverse fra loro. Per i bambini la responsabilità è maggiore perché sembra che ci sia una specie di effetto di imprinting per cui se si impara a mangiar sano da piccoli poi si continua e nello stesso tempo si approvvigiona il corpo delle diverse sostanze di cui ha bisogno per crescere. Il problema con le verdure è quello di cominciare il più presto possibile e di variare fino a quando non si riesce a trovare quelle che rientrano nei gusti del bambino. I quali devono essere riconosciuti ed educati in modo da articolare la sensibilità a questo tipo di percezioni. Le difficoltà maggiori che si incontrano sono quelle del tempo a disposizione anche se oggi sono possibili tante soluzioni diverse, fra le quali l'acquisto di verdure già mondate e la rapida cottura con pentola a pressione.

5) Secondo lei chi dovrebbe insegnare ai bambini i principi del mangiar sano e soprattutto quali sono questi principi?

Se si  vuole che i bambini imparino a mangiare sano bisogna insistere sull'alleanza fra adulti; ciò vuol dire che a scuola e a casa si devono seguire principi analoghi e soprattutto che si segua il principio regola/eccezione che è uno dei presupposti fondamentali della vita associata e individuale. Questo significa che si può mangiare anche un cibo non particolarmente sano, ma deve appunto costituire l'eccezione e non la regola.  Si evita in tal modo l'impressione di assurda rigidità che spesso appare assolutamente gratuita e nello stesso tempo si introduce un elemento di ragionevolezza ( e non di fredda razionalità) nella gestione della relazione con i bambini. Nella stessa direzione perciò deve porsi il problema dell'alimentazione a scuola che riveste una funzione fondamentale perché lo stare insieme per mangiare costituisce una fonte educativa importantissima: spesso i bambini insieme mangiano cose che a casa rifiutano; per tale ragione è importante la condivisione fra genitori e insegnanti anche di questi aspetti dell'educazione.

6) Qualcuno è del parere che i ristoratori e le aziende alimentari dovrebbero fare attenzione al contenuto dei messaggi pubblicitari diffusi, poiché dovrebbero sostenere l'educazione dei genitori. Lei che ne pensa?

Senza imposizioni credo che sarebbe opportuno che aziende alimentari e ristoratori ponessero attenzione al contenuto dei messaggi pubblicitari perché è fondamentale aiutare i genitori in questo compito educativo; a mio parere ci dovrebbero essere incentivi in tal senso perché è fondamentale svolgere una funzione educativa complementare: si tratta di concorrere alla progettazione del futuro anche quando ci si riferisce a questi aspetti quotidiani.

7) E in particolare McDonald's cosa dovrebbe fare per contribuire all'educazione alimentare dei bambini?

McDonald's può fare molto e su diversi piani perché i suoi ristoranti sono un punto di riferimento per bambini, adolescenti e giovani. Da una parte potrebbe ad esempio proporre menù "adatti" per le diverse età, promossi anche da testimonial graditi e riconosciuti dai clienti delle diverse età. Anche se poi dall'altra mi rendo conto che deve fronteggiare una sorta di ostilità sorda, che identifica l'azienda con l'invasività della cultura occidentale - per la sua larga diffusione nel mondo - per cui anche se presenta il suo volto migliore (cura dei cibi, garanzia di igiene,e così via) di fatto l'ostilità fatica a diminuire. In tal senso credo che McDonald's dovrebbe continuare sulla linea di "integrazione" culturale dei cibi, così come ha fatto per la dieta mediterranea, e mostrare l'aspetto migliore della cultura occidentale, che dovrebbe essere il rispetto della diversità e il diritto alla differenza.

8) Mettere a disposizione dei genitori, o degli avventori in generale, informazioni esaustive sulle proprietà nutrizionali dei cibi può aiutare i genitori a guidare le scelte alimentari dei propri bambini?

E' assolutamente utile fornire tutte le informazioni necessarie ed esaustive per i genitori rispetto ai cibi, anche se sappiamo che da sola la disponibilità dell'informazione può non bastare a promuovere comportamenti alimentari corretti.

9) Può eventualmente anche la scuola essere tramite per informare nella scelta consapevole?

La scuola riveste una funzione fondamentale nell'educazione alimentare purché sia coerente con quella dei genitori a casa.

10) Crede ci siano altri strumenti utili che una realtà della ristorazione può mettere a punto per supportare il genitore nell'educazione al "mangiar sano"?

Credo che campagne informative, non terroristiche, siano utili; se ci fosse la possibilità di incentivare acquisti diversificati, per esempio, diverse tipologie di verdure,  si potrebbero orientare gli acquisti e forse influire sui consumi, ma non so se questi interventi interferiscano con la legislazione europea sulla concorrenza, in tal caso dovrebbe porsi  il problema a livello di Unione Europea.

11) La pubblicità può influenzare le scelte alimentari di un minore?

La pubblicità influenza moltissimo un minore in grado di fare acquisti da solo, penso ai ragazzi e alle ragazze della scuola media e delle secondarie di secondo grado.



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