L'opinione dell'Ing. Gamberale

Intervista all'Ing. Mario Gamberale su "Energie Rinnovabili".


1) In questi anni la comunicazione delle aziende ha sensibilizzato i consumatori in tema di impatto ambientale. Quanto questa decisione ha radici in una nuova coscienza ambientale maturata all'interno delle aziende e quanto è frutto invece di una moda temporanea?

Direi che i termini della questione sono ribaltati: è la coscienza ambientale cresciuta e maturata in seno all'opinione pubblica che oggi ha indotto soprattutto le grandi aziende a creare un segmento di social & environmental responsibility che progressivamente sta spingendo le politiche aziendali verso una maggiore consapevolezza ambientale. Il successo poi di alcune campagne che hanno nella compatibilità ambientale il proprio driver principale ha gradualmente reso più forti le politiche più sostenibili allocando sempre più budget per iniziative green.

Essendo questo atteggiamento maturato da una maggiore consapevolezza della popolazione sui problemi reali del pianeta (acqua, clima, energia, cibo, etc.) più che da un comportamento delle aziende direi che non si tratti di una moda ma di un processo irreversibile.

2) Perché è importante ridurre i consumi energetici e abbattere le emissioni dannose?

Consumare energia ha due effetti: sfruttare risorse naturali (aria, acqua, suolo, materie prime) e immettere nell'ambiente emissioni nocive. Le risorse naturali che sfruttiamo sono fossili, nucleari o rinnovabili. Le prime due sono in larga parte non disponibili in Europa e limitate, determinano una dipendenza energetica rispetto a paesi non UE (sia le fossili sia le nucleari) e causano un impatto ambientale in termini di emissioni locali nell'aria (particolato, ossidi di zolfo, azoto, idrocarburi insaturi, etc.) al suolo (sottrazione di suolo per altri usi, rifiuti, scorie radioattive) e globali (effetto serra). Inoltre, a causa della loro non rinnovabilità su scala temporale umana tendono a esaurirsi. Le fonti rinnovabili (sole, vento, biomasse, mare, idraulica, geotermica) viceversa si rigenerano, non determinano impatti così significativi e sono disponibili localmente. Come qualsiasi infrastruttura determinano un'occupazione di superfici. Ridurre i consumi energetici vuol dire in ogni caso ridurre tutte le voci di impatto citate. In particolare ridurre il consumo energia prodotta da fonti fossili e nucleari attraverso il risparmio energetico e la sostituzione con fonti rinnovabili evita per le prime l'emissione in aria di agenti patogeni e cancerogeni e per le seconde l'aumento di radioattività e l'immissione nell'ambiente di scorie radiattive per le quali ancora non è stata trovata una soluzione di stoccaggio definitivo a livello mondiale.

3) Quali sono i benefici per i consumatori di una riduzione dei consumi e dell'abbattimento delle emissioni di gas a effetto serra?

Ridurre i consumi vuol dire migliorare le bollette, ridurre le emissioni locali e dare un contributo alla riduzione dell'effetto serra. Bollette ed emissioni locali impattano sulla vita di tutti i giorni. La riduzione delle emissioni di gas serra viceversa contribuisce a non scaldare il pianeta e quindi è un impegno del singolo per un problema di scala mondiale che tuttavia non produce effetti tangibili sul quotidiano.

4) Come può un consumatore contribuire, in maniera diretta o indiretta, all'abbattimento delle emissioni riducendo l'impatto ambientale che il nostro stile di vita comporta?

Chiedendosi sempre: qual è l'impatto delle mie azioni sull'ambiente? Con ogni azione facciamo delle scelte inconsapevoli che impattano sulla natura. Acquistare, mangiare, viaggiare, lavorare, persino dormire ha un impatto! Ogni gesto ha un'alternativa più sostenibile. Oggi grazie alla rete e a internet è possibile conoscere l'impatto dei nostri gesti e le alternative disponibili.

5) Che cosa si intende per energia rinnovabile? Ritiene fondato il timore che gli incentivi statali per gli impianti di energie rinnovabili siano ripartiti poi sulle bollette di tutti gli utenti?

Per fonti rinnovabili si intendono il sole, il vento, le biomasse, l'energia dal mare (moto ondoso, maree, correnti marine), l'energia idraulica, l'energia geotermica: esse si rigenerano su una scala temporale che si misura in anni al contrario delle fonti fossili o nucleari il cui processo di rigenerazione o rinnovabilità si misura in milioni di anni . Alcune fonti rinnovabili presentano una rinnovabilità immediata o veloce (sole vento, mare, idraulica, geotermica). Le biomasse presentano una rinnovabilità più lenta e in alcuni casi parziale.

Le tecnologie che riescono a trasformare la fonte energetica rinnovabile in energia utilizzabile dalla civiltà umana sono molte di più delle fonti che valorizzano. Come avviene per qualsiasi nuova tecnologia hanno bisogno di incentivi e contributi pubblici. Così come negli anni '50, '60 e '70 del secolo scorso gli stati europei hanno incentivato e finanziato con enormi risorse pubbliche le grandi infrastrutture energetiche (centrali fossili e nucleari e reti) necessarie per portare in casa combustibili ed energia elettrica, così oggi che entriamo nella società post-fossile sono necessari incentivi per rendere le nuove tecnologie disponibili per una produzione energetica locale.

Gli oneri di queste trasformazioni sono pagati chiaramente dal contributo di tutti attraverso prelievi fiscali (finanziarie), incentivi in conto capitale (fondi EU) e soprattutto tariffe incentivanti (prelievo in bolletta). Non è un timore, è una costatazione: per governare una transazione energetica sono necessari fondi pubblici e fondi privati.

È ciò che sta avvenendo oggi nella transazione alle fonti rinnovabili.

6) In tema di energia rinnovabile, qual è la posizione delle aziende italiane rispetto al resto d'Europa? È vero che i costi di realizzazione di impianti di energie rinnovabili non sono uguali in tutte le nazioni europee?

Purtroppo le aziende italiane scontano ancora una consapevolezza ambientale limitata rispetto alle aziende del nord Europa: la consapevolezza ambientale è figlia altrove di senso civico, amore per la cosa pubblica, senso di appartenenza. Valori, questi, che in Italia sono ancora molto deboli anche a causa di una posizione di retroguardia del nostro governo sulle tematiche ambientali e un deficit di comunicazione sui media.

Per quanto riguarda lo sviluppo delle rinnovabili in Europa sia i costi sia gli incentivi sono diversi da paese a paese, a seconda delle risorse disponibili, delle politiche industriali e di tanti altri fattori locali.

7) Quali sono i contro, se ce ne sono, di una scelta operata in direzione delle energie rinnovabili?

Non ci sono contro assoluti. Posso elencare i motivi per i quali le fonti rinnovabili sono ostacolare dai suoi oppositori:

  • impatto economico sulla bolletta: è un tema che ho già affrontato. I risultati delle politiche di incentivazione delle fonti rinnovabili dell'ultimo ventennio hanno ridotto oltre ogni aspettativa i prezzi degli impianti. Per fare un esempio il kW fotovoltaico per utenze domestiche è passato dai 20.000.000 lire del 1990 (10.000 €) a poco più di 3.500 € del 2010. Si stima che nelle aree del sud del mediterraeo persino in Europa il kWh prodotto raggingerà la cosiddetta grid parity nel giro di cinque- dieci anni.
  • uso del suolo e impatto paesaggistico: come ogni infrastruttura gli impianti occupano spazio e paesaggio. È importante che nella progettazione degli impianti siano scelte soluzioni che coniughino la necessità di realizzare gli impianti con la tutela del paesaggio e degli usi alternativi del suolo. Quando sento che per realizzare un impianto fotovoltaico a terra in Calabria si espianta un uliveto secolare, sono certo che qualcosa di sbagliato c'è senz'altro. Ma non nel fotovoltaico! Nelle regole del gioco e nella capacità di applicarle.

8) Ritiene che il tema nucleare possa essere strumentalizzato a seguito dell'emergenza scatenata dal terremoto in Giappone?

Il nucleare è una scelta sbagliata prima, durante e dopo la tragedia di Fukushima per alcuni semplici motivi:

  • sono impianti pericolosi soprattutto in aree vulcaniche soggette a terremoti, maremoti come il Giappone o l'Italia: ricordiamoci che in Italia solo nell'ultimo secolo si sono verificati alcuni dei terremoti più disastrosi della storia dell'umanità (Messina, Reggio Calabria 1908 120.000 morti; Avezzano 1915 - 33.000 morti);
  • sono antieconomici rispetto agli impianti fossili e già oggi rispetto ad alcune fonti rinnovabili (grandi impianti idroelettrici ed eolici); diventeranno antieconomici anche rispetto al solare tra meno di dieci anni. Considerando che una centrale nucleare per essere pensata, progettata, autorizzata, costruita necessità in un paese super efficiente come il Giappone di cinque anni, in un paese efficiente come l'Inghilterra di oltre 10 e in Italia probabilmente di almeno 15 è facile comprendere che il primo kWh prodotto dall'impianto sarà già "vecchio" e non competitivo con le più facili e intrensicamente sicure fonti solari ed eoliche;
  • per gli altissimi costi di spegnimento (il cosiddetto decommissioning di una centrale costa quanto costruirla e dura alcuni decenni;) e per lo smaltimento provvisorio delle scorie serve lo Stato che si accolli i rischi della centrale; cosa che non accade con le fonti rinnovabili; di fatto siamo in presenza di un incentivo perché questi costi ricadono in ogni caso sui cittadini; gli italiani stanno ancora sostenendo sulla bolletta i costi di spegnimento delle quattro centrali nucleari abbandonate nel 1986 a seguito del referendum.

È inoltre irrisolto il problema delle scorie: non esiste ancora nel mondo una soluzione definitiva allo stoccaggio pemanente delle scorie radioattive. Il motivo è anche qui semplice: tecnicamente è molto difficile individuare un sito su cui si possa giurare che non comporterà modifiche sostanziali nei successivi 10.000 anni, tempo di decadimento in sicurezza della radioattività delle scorie.

È come se i primi agricoltori sulla terra si fossero dovuti preoccupare degli effetti delle loro scelte sulla vita del mondo del XX secolo dopo Cristo!. In assenza di una soluzione qualsiasi di smaltimento in sicurezza delle scorie è incosciente per nei confronti delle generazioni future far proliferare nuovi impianti.

A queste quattro motivazioni ne potrebbero essere aggiunte alcune altre come l'uso del suolo, l'uso dell'acqua, il fatto che le centrali possano diventare obiettivi militari, la limitata disponibilità del materiale fissile, il crescente costo energetico e ambientale della sua estrazione man mano che le risorse si esauriscono, etc.

9) Quale prevede sarà lo scenario fra cinque anni? Cosa si augura possa realizzarsi nel futuro prossimo?

Le rinnovabili e il risparmio energetico avranno un ruolo centrale nello scenario energetico prossimo venturo man mano che le tecnologie rinnovabili evolveranno verso la completa maturità economica. Se i governi degli stati europei adotteranno politiche coerenti con le direttive del parlamento EU e della commissione, la penetrazione delle rinnovabili sui consumi finali di energia dovranno aumentare verso il 20% di penetrazione al 2020 (oggi siamo in Italia al 5,6%).

Su uno scenario più a medio termine immagino un futuro dove le grandi centrali eoliche sul Mare del nord e grandi campi solari nel Nordafrica connessi da autostrade elettriche alle reti europee produrranno gran parte dell'energia elettrica necessaria per alimentare le reti elettriche nazionali. (si pensi che un quadrato di "appena" 100 km di lato nel deserto nordafricano consente di produrre tutta l'energia elettrica necessaria all'intera Europa).
Le reti energetiche saranno costellate di piccoli impianti in grado di trasformare l'energia rinnovabile locale in energia elettrica e termica collegati a sistemi di accumulo dell'energia prodotta in grado di conservare l'energia aleatoria prodotta dalle fonti rinnovabili e differirne il consumo nel tempo. Le fonti fossili avranno un ruolo progressivamente ridotto fino a scomparire nel corso di questo secolo. Il nucleare, se risolverà i problemi citati, potrà avere un ruolo come tecnologia di transizione finché anche le riserve di materiale fissile non scompariranno, scenario che gli esperti danno come probabile già nel corso dei prossimi 70 anni agli attuali ritmi di consumo.



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